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Home»Situazione della scuola»Scuola, mai così tanti studenti disabili. E il 40 per cento dei docenti di sostegno resta precario
Situazione della scuola

Scuola, mai così tanti studenti disabili. E il 40 per cento dei docenti di sostegno resta precario

adminINSBy adminINSMaggio 17, 2018Nessun commento5 Minuti di Lettura
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Nel 43,3 per cento delle classi della scuola italiana c’è un alunno con una certificazione di disabilità. Almeno un alunno. La percentuale sale al 46,2 nell’istruzione statale. In media, in queste aule, il numero dei bambini e dei ragazzi con certificazione specifica è pari a 1,37 (altra cosa è la certificazione dei Disturbi specifici di apprendimento come la dislessia e la disgrafia). Di fronte a un problema crescente, il numero dei docenti di sostegno in regime di precariato resta alto: il 37,2 per cento. I cambi di insegnante sono particolarmente accusati dai ragazzi con deficit.

L’aggiornamento biennale del ministero dell’Istruzione sul tema, relativo questo all’anno scolastico 2016-2017, dice che in dodici anni il numero dei disabili a scuola è cresciuto del 64,7 per cento. Oggi sono 254.366 tra alunne e alunni, il 2,9 per cento del totale degli iscritti (8,7 milioni), il numero più alto da quando esiste questa rilevazione. Il rapporto definisce l’aumento “decisamente ragguardevole” visto che tra il 2014 e il 2016 il totale degli alunni italiani è diminuito dell’1,6 per cento. I ragazzi con certificato di disabilità sono quasi tutti alla scuola pubblica: il 93 per cento. Alle superiori si arriva al 97 per cento. Le scuole paritarie, che accolgono il 10,4 per cento degli alunni del Paese, hanno solo il 5,3 per cento dei disabili.

Il maggior numero delle disabilità (motorie, psichiche, uditive, visive) si registra in valore assoluto nella scuola dell’infanzia – 90.845 -, ma nelle medie inferiori si arriva all’aliquota maggiore: 4 per cento. Nel 96,1 per cento dei casi la disabilità è di tipo psicofisico. Nel Nord-Est le certificazioni sono il 2,6 per cento del totale, nel Centro Italia il 3,1. In Basilicata si attestano al 2,2 per cento, in Abruzzo al 3,6. Nelle elementari i picchi si riscontrano in Sicilia (3,8 per cento) e in Lombardia (3,7 per cento). Nel ciclo delle medie inferiori Abruzzo e Molise arrivano al 4,9, la Lombardia al 4,8.

LA CONCENTRAZIONE NEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI
Colpisce il dato sul tipo di scuola interessata alla questione. Nelle medie di secondo grado il 50 per cento dei disabili frequenta un istituto professionale, scuola scelta in generale solo dal 20,1 per cento degli studenti. Il 26,6 per cento dei disabili è in classe in un istituto tecnico, il 23,6 per cento in un liceo. Cresce, ancora, la richiesta di sostegno di fronte a bambini-adolescenti stranieri: sono il 12,5 per cento del totale quando i non italiani in classe rappresentano il 9,4. Si osserva una particolare concentrazione degli alunni stranieri con disabilità in Lombardia (22,6 per cento), Emilia Romagna (22,1) e Veneto (20,2).

Il focus “I principali dati relativi agli alunni con disabilità” rileva che, a partire dall’anno scolastico 2009-2010, si è registrato un miglioramento del rapporto numerico tra alunni e docenti di sostegno: si è passati da 2,09 a 1,80. La percentuale degli insegnanti di sostegno sul totale del corpo docente è raddoppiata: dall’8,6 per cento del 2001-2002 al 16,3 per cento del 2016-2017. Una questione centrale, qui ancora più sentita, è appunto la continuità didattica. Per molti docenti precari, e per molto tempo, il “sostegno” è stata una scelta per prendere punteggio, salire in graduatoria e garantirsi un avvicinamento a una sede più vicina a casa. I concorsi distinti, nelle ultime stagioni, sono diventati regola. Il sottosegretario Davide Faraone, tra molte polemiche, e successivamente la ministra Valeria Fedeli sono riusciti a far approvare la riforma del sostegno contenuta in una delle otto deleghe della “Buona scuola”. Lo scorso 26 aprile, con un decreto ministeriale, sono stati regolati i nuovi organi collegiali che certificano la disabilità, quindi si è allestito un osservatorio (operativo a settembre) e l’Invalsi ha inserito indicatori per verificare la qualità dell’inclusione. Per le scuole con più disabili nelle aule, ancora, è partita la richiesta al ministero delle Finanze per ottenere più personale amministrativo. Non è ancora legge, invece, il decreto che prevede una maggiore formazione iniziale proprio per gli insegnanti di sostegno.

“TROPPI DOCENTI PRECARI”
Il sindacato Anief, il primo ad esprimersi sul focus ministeriale, sottolinea questo dato: la quota di insegnanti per il sostegno a tempo indeterminato, sul totale, è pari al 62,8 per cento quando già nel 2001-2002 il rapporto si attestava sul 60,8 per cento: 87.605 maestri e professori hanno un contratto a tempo indeterminato, 51.949 un contratto annuale. La stabilità media del docente, ecco, dopo quattordici anni è praticamente la stessa. E’ migliorata rispetto al 2016-2017, quando addirittura più della metà degli insegnanti di sostegno era a tempo determinato (51,9 per cento), ma siamo tornati a inizio rilevazioni: quattro precari ogni dieci docenti.

Il segretario Marcello Pacifico: “I 50 mila i precari chiamati ad assicurare il diritto all’istruzione spesso, però, sono nominati in istituti scolastici nuovi minando la continuità didattica. La Buona scuola non ha risolto il problema, anzi, obbliga le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni da capo, mettendo in dubbio la valenza della diagnosi in essere. Sposta il problema su un piano diagnostico, ma non risolve nulla da un punto di vista della didattica. La verità e che serve stabilizzare i 50 mila posti che per diversi anni sono stati dati in deroga”.

LE SCUOLE SPECIALI IN EUROPA
Il focus ministeriale, rifacendosi ai dati più recenti pubblicati dall’European Agency for special needs and inclusive education, spiega come in Italia solo lo 0,8 per cento dei disabili lievi frequenti scuole speciali, o classi speciali all’interno di scuole ordinarie, mentre in Scozia la percentuale sale al 7,1, in Islanda al 7,8 e in Norvegia al 7,9. Il sistema diventa “misto” in Svizzera (23,4 per cento), Irlanda (26,3 per cento), Finlandia (39 per cento) e in Francia (44,2). In Belgio la quota di chi frequenta classi speciali è dell’89 per cento e in Danimarca del 95.

Fonte: Repubblica

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