Decreto reclutamento e formazione, ecco le principali novità

 

 

 

 

 

Il decreto 36 è in dirittura di arrivo. La discussione al Senato, infatti, si è conclusa e ora il testo, epurato delle sue parti più contestate e arricchito da innumerevoli emendamenti (ne sono stati presentati oltre 200), è approdato alla Camera, entro un percorso che dovrà concludersi al massimo il 29 giugno.

Sul fronte del concorso scuola pare che le modifiche abbiano portato alla sostituzione dei test a crocette con quesiti a risposta aperta, ritenuti più funzionali al reclutamento docenti e più meritocratici. Quanto ai contenuti della prova non dovrebbero esserci particolari cambiamenti. Oltre le competenze pedagogico-didattiche e quelle strettamente disciplinari, in sede d’esame verranno accertate anche le competenze informatiche e linguistiche del candidato.

La ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina (attualmente deputata del M5S) ha riassunto i principali correttivi al DL 36. Eccone la breve lista:

  1. Stop alle prove scritte a crocette (come già anticipato nelle righe precedenti)
  2. Stop ai tagli lineari sul potenziamento.
  3. Gli idonei dei concorsi a cattedra potranno scorrere nelle graduatorie.
  4. I collaboratori dei dirigenti scolastici delle scuole in reggenza potranno avere l’esonero dall’insegnamento, per dedicarsi interamente al miglioramento della scuola.
  5. Resta la carta docente fino al 2023/2024. Il Governo si impegna poi a trovare le risorse per mantenerla integra anche per gli anni successivi.

“È stato un lavoro difficile – ha concluso Lucia Azzolina – non è il decreto che avremmo voluto e molti altri aspetti andranno corretti,” ma poteva andare peggio, lascia intuire.

Cosa accadrà al capitolo sulla formazione docenti?

Valentina Aprea (deputata di Forza Italia) rimarca che per la prima volta nei tre livelli di formazione dei docenti (iniziale, per la selezione ed in quella continua ed incentivata) si dovrà tener conto di un unico profilo conclusivo delle competenze professionali del docente abilitato per favorire la coerenza dei percorsi universitari e le modalità della loro verifica.

“Con riferimento poi alla formazione iniziale – aggiunge Aprea – apprezziamo enormemente l’aver introdotto un percorso formativo di 5 anni (laurea triennale + laurea magistrale) che con 60 crediti aggiuntivi diventa abilitante all’insegnamento”.

“La partita della formazione continua ed incentivata – conclude – pur presentando luci ed ombre, soprattutto perché esclude una vera carriera dei docenti ed è limitata nelle risorse, costituisce comunque un’opportunità per formare alle nuove competenze digitali e pedagogiche tutti i docenti della scuola italiana”.

Del tutto diverso è il punto di vista delle organizzazioni sindacali del comparto che mercoledì 22 alle ore 17.30, in piazza Vidoni a Roma, si confronteranno con i rappresentanti delle forze politiche per rilanciare la discussione su temi che vanno dal rinnovo del contratto, per il quale è necessario l’investimento di ulteriori risorse, alla lotta al precariato, al rispetto delle prerogative contrattuali.

“Oltre a rimarcare forti critiche al decreto legge in discussione alle Camere, per il quale hanno sollecitato corposi interventi emendativi, i Sindacati – si legge in un loro comunicato – chiedono al Governo e al Parlamento un cambio di passo sostanziale per riconoscere centralità al sistema scolastico e formativo attraverso investimenti che ne rafforzino la presenza su tutto il territorio nazionale, a partire dalle aree dove maggiore è il disagio socio economico”.

FONTE: “La Tecnica della Scuola”
ARTICOLI DI: Carla Virzì e Reginaldo Palermo
21/6/2022