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Solidarietà alla collega di Rovigo. Un fatto che deve insegnarci qualcosa

La notizia dell’aggressione fatta tre mesi fa da allievi imbecilli di una prima superiore di un Istituto superiore di Rovigo nei confronti di una professoressa che stava facendo lezione è ormai nota e ha provocato anche ultimamente una lunga serie di commenti sulla stampa e nei media.

 

Una vergogna italiana

La collega è stata costretta a denunciare tutta la classe per l’aggressione subita di fronte al solito muro di omertà, paure e ideologie idiote che non in pochi si sta costruendo giorno dopo giorno nelle scuole.
Solo un allievo si è scusato per l’accaduto e non era persona direttamente coinvolta nei fatti. La famiglia di uno dei responsabili, di fronte alla sanzione della sospensione di cinque giorni comminata dal consiglio di classe nei confronti dei diretti interessati al fatto addirittura ha impugnato il provvedimento al TAR, che che non ha perso tempo a dichiararne la nullità per vizio di forma.
Una vera vergogna italiana. Questo è solo uno dei tanti episodi che vedono i docenti vittime del bullismo degli allievi e dei loro genitori, tutti eventi che vengono riportati dalla stampa come se fossero normalità endemica della scuola.

 

Il rapporto educativo

Questo lassismo è derivato da una falsa rappresentazione del rapporto educativo in cui il docente viene ormai visto come semplice facilitatore culturale, privo di autorevolezza e obbligato a seguire i desiderata dei clienti (allievi e famiglie): tutta la macchina di governo delle scuole è ormai incline a dare spesso ragione alle pretese dei clienti-genitori (elettori) che evidentemente credono che educare i figli sia difenderli sempre e comunque anche di fronte ad episodi che dimostrano la loro diretta responsabilità. La colpa viene attribuita ad altri: la società, la scuola non inclusiva, l’insegnante non empatico, le cattive compagnie, ecc.

 

La funzione della famiglia

Mai che la famiglia riconosca di avere una fondamentale  responsabilità nell’educazione dei figli. Se la famiglia non viene capita, si può sempre cambiare scuola, chiedere di cambiare classe o di cambiare insegnante, tanto con l’autonomia scolastica tutto si può fare e le scuole sono in competizione tra loro per offrire ai clienti la massima soddisfazione ovvero il “diritto al successo formativo”.

In tutto questo sfascio, frutto anche di una pedagogia inutile e dannosa che scarica sul docente responsabilità inesistenti, dobbiamo imparare qualcosa:

  • Aggressioni come quella avvenuta alla collega devono essere pesantemente sanzionate anche ricorrendo alla magistratura. Il docente nello svolgimento delle proprie funzioni assume il ruolo di pubblico ufficiale e si tratta di violenze dirette alla persona fisica che non possono essere derubricate a semplice interruzione di pubblico servizio.
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  • Tutti i docenti devono imparare da simili fatti che è necessario rafforzare la solidarietà tra colleghi. Chi pensa che a lui/lei non succederà mai, e tace, accetta il ruolo omertoso di chi accetta un ruolo servile e passivo in nome del “tengo famiglia”. Il fatto di insegnare in una scuola tranquilla e non in un istituto professionale o tecnico di frontiera non può far dimenticare che un atto di violenza diretta o indiretta ad un collega è un atto di violenza contro l’autorevolezza della professione tutta.
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  • E’ necessario che i dirigenti scolastici siano i primi a difendere la dignità del lavoro dei docenti. La scuola funziona perché ci sono i docenti. Un dirigente serio deve farsi carico direttamente di confrontarsi con le famiglie e gli allievi responsabili facendo loro capire il concetto di responsabilità che essi devono avere nei confronti dell’Istituzione scolastica. I dirigenti che invece accolgono in camera caritatis le richieste spesso stravaganti delle famiglie chiudendo un occhio (o tutti e due) fanno del male a tutta l’Istituzione scolastica e ai loro allievi.
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  • Dobbiamo ricordarci, come docenti, che i genitori di adesso sono stati i nostri allievi di ieri e che spesso la loro incapacità di gestire il rapporto educativo con i figli, deriva anche dall’aver in parte abdicato nei decenni passati al ruolo che i docenti avevano nella scuola.
    La scuola degli aiutini, dei quattro che diventano magicamente sei, delle note sul registro intese come incapacità del docente di “tenere la classe”, delle continue ingerenze subite su metodi e contenuti delle discipline fatte da genitori spesso arroganti ha creato una narrazione in cui la responsabilità di tutto quello che non avviene come desiderato dalle famiglie è sempre colpa di qualcun altro: in primis dei docenti che sono pagati lautamente per dare ai loro pargoli l’educazione che non si ha tempo e voglia di costruire nel rapporto genitoriale.

Di fronte al reiterarsi di episodi che vedono i docenti come vittime di comportamenti inaccettabili è necessario creare strumenti di tutela professionale dei docenti che sappiano offrire una difesa professionale che vada al di là della semplice vertenza sindacale. Serve una vera associazione professionale che si occupi della tutala della dignità professionale dei docenti. Qualche tentativo è stato fatto e la Gilda degli Insegnanti ne è un esempio, ma un tentativo deve essere compiuto anche a livello trasversale superando le divisioni nei sindacati e nelle associazioni esistenti. E tutto deve partire dagli insegnanti stessi.

FONTE: “Infodocenti”

ARTICOLO DI: Fabrizio Rebershegg

24/1/2023

 

P.S. Anche il recente deciso intervento del Ministro attesta la gravità della faccenda.