
La trattativa per il rinnovo contrattuale non è di fatto ancora iniziata, ma le notizie che stanno trapelando su questo tema in questi giorni, non sono positive. Nulla di definitivo, o di certo, sia chiaro, ma i segnali non fanno ben sperare. Da una parte è stato calcolato che per garantire l’aumento di 85 euro lordi – in media – richiederebbero un accantonamento nel bilancio statale che finora non sarebbe previsto nella legge di bilancio.
A questo bisogna aggiungere che anche ad alcuni dei maggiori sindacati sono arrivate “voci” secondo le quali al settore scuola non verrebbero destinati gli 85 euro medi pattuiti tra governo ed alcuni sindacati nell’Accordo del 30 novembre. Una scelta che si aggiunge al passato, ovvero alla riduzione media della retribuzione che hanno già dovuto subire – si parla di un meno 7,3% a casua degli scatti di anzianità e del taglio dei fondi d’istituto, visto che la media retributiva secondo gli stessi dati ufficiali del MEF è passata da 30.570 a 28.343 euro tra il 2009 ed il 2017.
“L’obiettivo che ci poniamo – sottolineano i segretari generali – e’ ottenere nella legge di Bilancio, in discussione alle Camere, risorse aggiuntive per la scuola, da investire anche nel rinnovo contrattuale, il cui negoziato va accelerato. Vanno poi potenziati gli organici del personale Ata e quelli dell’infanzia, va tolto il divieto di sostituzione del personale Ata, indispensabile per il funzionamento delle nostre scuole”.
L’idea del governo sarebbe quella di dare di più a chi guadagna meno, e meno a chi guadagna di più. Ovviamente questa impostazione non ha incontrato il favore dei sindacati, e ora il governo starebbe cercando di correggere la mossa, offrendo n aumento a pioggia fino ad una certa soglia reddituale, per poi scendere progressivamente una volta superata questa soglia. Vi terremo aggiornati.