
Il presidente dell’Inps Tito Boeri, in un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera, ha fatto un po’ di conti a chi andrà in pensione con la quota 100 del governo Conte. Lo ha fatto facendo l’esempio di un dipendente pubblico “che va in pensione adesso con 62 anni e 38 di contributi” e non a “67 anni”, ed ha uno sipendio di 40.000 euro lordi l’anno e una pensione attesa di 30.000 euro con la quota 100.
“Se il calcolo è interamente retributivo fino al 2011 e poi contributivo” – una delle ipotesi più accreditate da Alberto Brambilla, l’esperto della Lega sulle pensioni – ” uscendo cinque anni prima si rinuncia a circa 500 euro al mese (lordi) che si sarebbero presi uscendo a 67 anni. In pratica a 67 anni si prenderebbe una pensione da 36.500 euro”.
Quale sarebbe l’impatto di uno scenario simile? “L’insieme delle misure annunciate, anche in Legge di Bilancio, costerebbe 7 miliardi il primo anno”. Un costo che “salirebbe a 11,5 miliardi nel 2020 e quasi 17 miliardi, un punto di Pil, nel 2021”. Le misure previdenziali a cui fa riferimento sono la “‘quota 100’, ‘opzione donna’, ape sociale e mancato adeguamento alla speranza di vita dei requisiti anagrafici e contribuivi”. Complessivamente gli interventi del Governo sul sistema previdenziale potrebbero costare 140 miliardi nei primi 10 anni…