
In un video, il vicepremier Luigi Di Maio ha raccontato che tra le priorità del governo c’è quella di aumentare gli stipendi degli insegnanti, al fine di equipararli a quelli dei colleghi europei. Come vi abbiamo scritto in diverse occasioni, nel Def non c’è traccia di alcun aumento delle retribuzioni alla scuola e più in generale ai dipendenti pubblici fino al 2021. Anzi i redditi da lavoro dipendente della pubblica amministrazione si ridurranno dello 0,4% in media nel biennio 2020-2021. Detto in altre parole ci sarà un risparmio pari ad oltre un miliardo di euro per tutto il settore pubblico – e di almeno 300 milioni per quel che riguarda unicamente la scuola.
Per arrivare al valore medio degli stipendi dei docenti europei sarebbe necessario un aumento del 20-25% – che tradotto in cifre significherebbe una maggiore spesa per il bilancio pubblico di una decina di miliardi di euro. Per arrivare a questo punto bisognerebbe superare gli accordi sul costo del lavoro sottoscritti da governo e sindacati nel 1993 e nel 2009.
In questo accordo si era stabilito che gli aumenti non potessero superare il “tasso di inflazione programmata”, che è fissato in via previsionale dal Governo stesso. Una soluzione simile aprirebbe immediatamente una vera e propria rincorsa salariale di tutte le altre categorie del pubblico impiego.