Carta del docente, facciamo chiarezza

In questi giorni ci stanno arrivando diversi messaggi di iscritti che ci chiedono informazioni sui ricorsi legati alla Carta del docente. Per cercare di dare una risposta a tutti una volta per tutte ho deciso di scrivere qui.

La prima cosa da chiarire è che il bonus chiamato Carta del Docente non è stato riconosciuto ai precari: c’è solo una sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che ne hanno diritto anche i docenti a tempo determinato, un deciso passo in avanti ma non ancora un riconoscimento che possa essere fatto valere per tutti ed in ogni caso.

Questo perchè non siamo in un paese anglosassone e quindi la sentenza di un Giudice non ha un valore generale stabilito dalla nostra normativa. Altri giudici possono decidere in modo diverso e la stessa corte può prima fare sentenze in un senso e poi “cambiare d’avviso”. E’ già successo, ad esempio, con il Consiglio di Stato per quanto riguarda i diplomati magistrali.

Per quella che è la nostra esperienza, i ricorsi collettivi in questi casi si sono spesso rivelati perdenti, perché i giudici li leggono spesso come un modo per gli avvocati di garantirsi un guadagno e non come uno strumento per far valere dei diritti.

Un altro problema legato a questi ricorsi è che, se anche si ottenesse un successo, sarebbe necessario fare un’altra causa per ottenere il pagamento del risarcimento. Ciò perché la causa collettiva riunisce persone con situazioni diverse, per cui la prima causa dopo i tre gradi di giudizio non potrebbe fare altro che riconoscere il loro diritto a percepire la Carta senza quantificarlo (e quindi ci vogliono molti anni prima di arrivare al dunque).

Per questo noi abbiamo scelto di iniziare con cause-pilota che riguardino docenti che hanno posizioni simili a quella dei docenti di ruolo, per capire se si crea una giurisprudenza favorevole che vada al di là di una sentenza e poi poter passare in un secondo tempo a ricorsi più massicci.

Per potersi permettere di aspettare, però, bisogna inviare una diffida al Ministero (la trovate di seguito al post) e conservarne una copia.

Con la diffida infatti si dovrebbe congelare il periodo di cinque anni entro il quale si può richiedere un pagamento.

 

Al Ministero dell’Istruzione
V.le Trastevere, n.76/A
00153 ROMA
città, data di invio
OGGETTO: Consiglio di Stato sentenza nr.1842 del 16.032022 – Atto di invito e diffida
Il sottoscritto docente a tempo determinato della provincia di……………………, codice fiscale
……………………., con riferimento alla sentenza in oggetto, espone di essere titolare del
diritto al riconoscimento dei benefici previsti dalla Carta docente, istituita dalla L. 107/2015.
Ciò in considerazione e nel rispetto degli artt. 3, 35 e 97 Cost. nonché degli artt. 63 e 64 del vigente
CCNL del 29.011.2007 e s.m.i. del 19.04.2018, oltre che in applicazione della clausola 4
dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/70/CE, che vieta la discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato comparabili.
In effetti, l’interpretazione “costituzionalmente orientata” della sentenza, menzionata in oggetto, del Consiglio di Stato, vincola l’adito Ministero agli obblighi contrattuali rinvenienti dal d.lgs.
165/2001 e dagli artt. 63 e 64 del successivo CCNL del 29.11.2007, in materia di modalità di
erogazione della formazione dei docenti nelle scuole di ogni ordine e grado.
Per l’effetto, ai sensi degli artt. 3, 35 e 97 Cost., degli artt. 63 e 64 del CCNL del 2007 e del d.lgs.
n.165/2001, nonché della clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato recepito
dalla direttiva 1999/70/CE, si
INVITA E DIFFIDA
l’epigrafato Ministero ad adempiere alle citate disposizioni normative e costituzionali, come
interpretate dalla sentenza nr.1842 del 16.03.2022 del Consiglio di Stato.
In difetto si adiranno le vie di legge ivi previste.
Genova, ………………………..2022
Firma