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Home»Situazione docenti»In cattedra meno che in altri Paesi ma stipendi sotto la media Ocse
Situazione docenti

In cattedra meno che in altri Paesi ma stipendi sotto la media Ocse

adminINSBy adminINSGennaio 21, 2018Nessun commento4 Minuti di Lettura
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Meno ore di insegnamento rispetto alla media internazionale, ma anche retribuzioni che risultano normalmente più basse: in questo contesto si muovono gli insegnanti italiani che stanno per rinnovare il contratto di lavoro dopo quasi un decennio di blocco. Quello della scuola è un settore in cui i numeri vanno presi con particolare cautela, perché è difficile definire e quantificare sia l’impegno di chi vi lavora sia i risultati. Ne è ben consapevole anche l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, che ogni anno nel suo rapporto Education at a glance mette a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri. Il primo problema, ben noto agli stessi docenti, sta proprio nel concetto di orario di lavoro, che certo non si esaurisce nell’insegnamento in senso stretto ma comprende altri compiti per certi versi altrettanto fondamentali. A questo proposito nel rapporto viene fatto notare come l’Italia sia uno degli Stati in cui non viene quantificato in modo preciso il tempo dedicato alle attività al di fuori della classe, a parte le 80 ore da destinare alla partecipazione alle riunioni collegiali dei docenti e ai consigli di classe.
L’INDICATOREDal confronto sulle sole ore passate dietro ad una cattedra, emerge comunque un impegno leggermente inferiore a quello medio dell’area Ocse. Nella materna gli insegnanti italiani stanno in classe 930 ore l’anno, contro un valore medio di 1001. Nella primaria il confronto è di 752 ore contro 794, nella secondaria di primo grado (le medie) di 616 contro 712, e infine alle superiori di 616 contro 662. Dunque è nella scuola media che si osserva il divario maggiore. Questi valori sono rimasti sostanzialmente stabili negli ultimi 15-20 anni, con una leggera risalita all’inizio di questo decennio, poi riassorbita. Osservando l’attività scolastica da un altro punto di vista, si può fare ricorso ad un indicatore classico come il rapporto numerico tra studenti e docenti. In Italia c’è all’incirca un docente per ogni 12 studenti in tutte le fasce di età: valore che risulta abbastanza più basso della media Ocse e di quella europea per quanto riguarda la scuola primaria, e invece meno distante – se non proprio allineato – relativamente a medie a superiori.
Quanto alle retribuzioni, la situazione risente naturalmente dei mancati rinnovi contrattuali degli ultimi anni. Il confronto internazionale viene fatto in dollari a parità di potere d’acquisto, per neutralizzare le differenze economiche tra i vari Paesi. Concentrandoci sulla scuola media, possiamo osservare un fenomeno interessante: la differenza con gli stipendi medi Ocse è limitata all’inizio ma crescente nel tempo. Così sul salario di ingresso lo scarto è del 6,5 per cento, ma sale al 17,6 dopo 15 anni di carriera, per poi superare il 18 al punto più alto della progressione professionale.
L’ETÀ MEDIALimitando il confronto retributivo ai soli Paesi che usano l’euro e guardando i valori nominali, un insegnante della primaria da noi parte con poco più di 23 mila euro lordi per avvicinarsi ai 28 mila dopo 15 anni di attività. Sono livelli non troppo più bassi di quelli della Francia, ma sideralmente lontani da quelli dei colleghi tedeschi, che possono vantare una retribuzione iniziala già vicina ai 45 mila euro. E le cose non vanno molto diversamente nelle scuole superiori, dove un docente italiano inizia con poco meno di 25 mila euro per arrivare in 15 anni poco sopra i 31 mila. In Germania i valori lordi sono pressoché doppi. Infine va ricordato un primato non necessariamente positivo della scuola italiana, quello dell’età media dei docenti: ben oltre i 50 anni sia alle medie che alle superiori, contro una media Ocse che non supera i 45.
Luca Cifoni

Fonte: Il Messaggero

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