
Proprio il 17 di questo mese , il primo giorno di scuola ci siamo chiesti : ” Le nostre scuole sono sicure ?”
Ecco la lettera dell’ avvocato Francesco Chieregato che denuncia la situazione :
Inequivocamente (e quasi manzonianamente) la Corte dei Conti così si è pronunziata: “Queste scuole andrebbero chiuse”. Duole constatare, infatti, come, nonostante gli allarmi, i piani e gli studi effettuati, in questi ultimi quindici anni non siano state stanziate adeguate risorse finanziarie per mettere in sicurezza le scuole italiane situate in zone sismiche (e si pensi che tra Zona 1 di sismicità alta e Zona 2 di sismicità medio-alta parliamo di circa tremila Comuni…).
E’ evidente la “preoccupante lentezza” (per non dire quasi immobilismo) del piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici nelle zone, appunto, a rischio sismico. Dal Piano straordinario previsto dalla legge 289/2002 (Legge di bilancio 2003, ndr), che vide la luce dopo il crollo della scuola a San Giuliano di Puglia, la Corte dei Conti ha denunciato l’inadeguatezza delle risorse finanziarie disponibili in relazione al fabbisogno stimato e all’urgenza degli interventi affermata dal legislatore e la parzialità degli interventi di messa a norma, che hanno interessato solo una porzione limitata del patrimonio edilizio scolastico.
In dettaglio: sono stati conclusi 1.617 interventi sui 2.651 previsti, pari al 61 per cento. In pratica, tra lungaggini, omissioni, “paura di sbagliare” (o di assumersi responsabilità) e incertezze procedurali e di distribuzione geografica delle risorse (!), la metà circa delle opere prestabilite resta al palo, traducendosi ciò nella mancata eliminazione di rischi per gli alunni e il personale docente, con scuole che, duole ammetterlo, andrebbero irrimediabilmente chiuse (a Napoli docenti e alunni di un istituto a rischio sono andati a fare lezione …al mare…). Le conclusioni della relazione della Corte dei Conti sono preoccupanti: “Sono stati stanziati 193,88 milioni (pari al 4,84 per cento del fabbisogno) per il Primo programma stralcio, 295,2 milioni per il Secondo (corrispondenti al 7,38 per cento) e 111,8 milioni per il Terzo (pari al 2,8 per cento), per un totale complessivo, tenendo conto del piano di rimodulazione, di 600,88 milioni, corrispondenti al 15 per cento del fabbisogno originariamente stimato”.
Ma quali e quanti sono gli edifici scolastici a rischio? Come si legge nella relazione, sono 17.160 gli edifici scolastici (pari al 43% del totale) che si trovano in zona sismica 1 e 2, cioè dove possono verificarsi terremoti, rispettivamente fortissimi e forti. “Oltre il 50 per cento di questi edifici risale a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1976) e solo il 21 per cento delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica”.
Come rileva la stessa Corte, la situazione, visto che queste scuole “non sono a norma” – e secondo la più recente giurisprudenza in materia penale- non potrebbero essere utilizzate per tenere lezioni e andrebbero chiuse, può determinare rilevanti rischi per l’organizzazione dell’attività didattica. Pertanto la Corte dei Conti raccomanda al ministero delle infrastrutture e al ministero dell’istruzione, di procedere a un’immediata ricognizione degli edifici privi dei requisiti previsti.
Francesco Chieregato
avvocato in Genova