
Il cosiddetto “Decreto Genova” è arrivato finalmente al Quirinale dopo aver ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato ieri sera – lo potete scaricare cliccando su questo link. Ne scriviamo su un blog di un sindacato perché riguarda l’economia genovese e ligure – e quindi anche tutti gli insegnanti che lavorano nella nostra regione. Cosa contiene?
Autostrade, ovvero il “concessionario del tratto autostradale” è considerato “responsabile dell’evento”. E “entro 30 giorni dalla richiesta del commissario straordinario” secondo il decreto dovrebbe versare “sulla contabilità speciale”, “le somme necessarie alle spese di ricostruzione dell’infrastruttura e del connesso sistema viario”.
Se Autostrade non pagasse – eventualità molto probabile – o lo facesse in ritardo, sarà lo Stato ad anticiparle, attingendo al Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale per un totale di 330 milioni – ripartito tra il 2018 ed il 2029. Autostrade non potrà partecipare alla ricostruzione se non attraverso il pagamento. Infatti il comma 7 dell’articolo 1, stabilisce che “il commissario straordinario affida (…) la realizzazione delle attività concernenti il ripristino del sistema viario (…) ad uno o più operatori economici che non abbiano alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero siano da queste ultime controllate o, comunque, ad esse collegate, anche al fine di evitare un indebito vantaggio competitivo nel sistema delle concessioni autostradali”.
Non c’è ancora il nome del commissario straordinario. Dovrà stabilirlo un decreto del presidente della Repubblica che dovrebbe arrivare “entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sentito il Presidente della Liguria”. Viene confermato la creazione di una task force di 19 persone – a cui dovrebbero aggiungersi fino a due sub-commissari.
La parte che sicuramente riceverà più critiche è quella che riguarda i fondi per il porto. A fronte di un calo dei traffici del 30% tra il 14 agosto ad oggi e di una proiezione del -15% per il 2019 – per perdite stimate in centinaia di milioni di euro -, il governo prevede una “quota di riparto del Fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti”, “nel limite di 30 milioni di euro annui”.
Oltre a questi fondi ci sono 20 milioni per l’autotrasporto, e 23,5 milioni per i trasporti liguri così ripartiti: “500.000 euro per l’anno 2018 e 23 milioni di euro per il 2019”. Al di là delle cifre non c’è ancora una risposta chiara alla domanda: e alla fine chi paga il ponte?