
Il caso è esploso sui social quando, qualche giorno fa, la nonna di un tredicenne – si chiama Concetta Cerullo – ha commentato su Facebook il post di un consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli: “A mio nipote è stato impedito di entrare a scuola per i suoi capelli. Di fronte alle proteste, a mia figlia hanno sbattuto la porta in faccia”.
Il commento aveva fatto il giro dei social network e aveva prodotto la risposta della dirigente della Dirigente dell’Istituto Ilaria Alpi-Carlo Levi di Scampia Rosalba Rotondo: “non è stata chiusa nessuna porta in faccia. Tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono”.
Alla fine la questione si è chiusa con il ritorno di Lino – questo è il suo nome – in classe, dopo che il ragazzo ha deciso – in autonomia – di tagliarsi le treccine, come ha detto la nonna “Evidentemente, Lino è più maturo di tutti noi”.
Difficile non essere d’accordo con la signora, visto che come racconta il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli “il regolamento scolastico cita esclusivamente l’abbigliamento, come è giusto che sia, senza prevedere nulla per quanto riguarda l’acconciatura. Non capiamo dunque in base a quale norma o regola lo studente non sia stato ammesso alle lezioni”.
Io, d’altra parte non capisco nemmeno perché si sia interessato ad una questione locale il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro – è in quota Liberi e Uguali. Per lui “nel rispetto dell’autonomia scolastica e dei regolamenti” è “sbagliato” il provvedimento che ha colpito lo studente. “Mi chiedevo se ci fossero altre motivazioni alla base di quella decisione, invece il provvedimento derivava esclusivamente dalla questione dei capelli. L’esclusione dalle lezioni dello studente a me pare ingiustificata e discriminatoria. Per queste ragioni chiederò all’Ufficio scolastico regionale di intervenire per ripristinare un principio di libertà personale che, nel caso dell’acconciatura dello studente, non mi pare possa in alcun modo ledere i diritti degli altri studenti e degli insegnanti”.