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Home»Situazione della scuola»Lodolo D’oria : ristabilire condizioni e decoro per i docenti cuore pulsante della scuola pubblica
Situazione della scuola

Lodolo D’oria : ristabilire condizioni e decoro per i docenti cuore pulsante della scuola pubblica

adminINSBy adminINSNovembre 5, 2019Nessun commento5 Minuti di Lettura
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Ci sembra più che opportuno riportare la lettera appello del dottor Vittorio Lodolo D’oria , medico specialista  esperto in malattie professionali degli insegnanti , al ministro Fioramonti , proprio in questi giorni che un fatto tragico ha sottolineato la necessità di parlare seriamente di sicurezza per alunni e docenti  e personale della scuola , ma legato al tema sicurezza l’altro problema ,

quello della previdenza essendo stato riconosciuto  che” l’anzianità di servizio   comporta un aumento progressivo  dell’usura psicofisica  del docente  non solo nella scuola dell’infanzia  ,

ma in tutti i livelli di insegnamento .

Restare in cattedra oltre i 60 anni, alle condizioni odierne, appare davvero poco compatibile con l’attuale condizione di salute dei docenti, con gli insegnanti più anziani d’Europa e con un corpo docente femminile all’83%.

Prorogare un simile sistema di maestre-nonne equivale a calpestare l’art.28 del negletto DL 81/08 che esige la tutela della salute del lavoratore considerando anche le due fondamentali variabili quali il genere e l’età.”

Ecco la lettera appello  :

On.le Ministro,
l’esperienza di 28 anni di studio sulle malattie professionali degli insegnanti mi portano a riflettere sulle principali leve su cui agire prioritariamente per ristabilire condizioni e decoro sufficienti per gli insegnanti che sono, senza alcun dubbio, il cuore pulsante della Scuola Pubblica italiana a lei affidata.

Malattie professionali e prevenzione
Siamo all’alba del terzo millennio e ancora non sono state riconosciute ufficialmente le malattie professionali degli insegnanti. Eppure, gli studi a disposizione ci dicono che le cause di inidoneità all’insegnamento presentano diagnosi psichiatriche nell’80% dei casi con un’incidenza 5 volte maggiore rispetto alle comprensibili disfonie. In Europa poi siamo gli unici a non disporre di risultati di studi su base nazionale, pur disponendo di dati presso l’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze (MEF) che da oltre cinque anni si rifiuta di fornirli persino ai sindacati di categoria (FGU, Snals e Udir…) con l’incredibile motivazione di “…non disporre di un sistema informatico atto a estrarre i dati richiesti e personale sufficiente…”. Anche in questo caso, un suo impegno per un incontro incontro operativo MIUR-MEF sbloccherebbe la situazione e avremmo in pochi mesi il riconoscimento ufficiale delle reali malattie professionali degli insegnanti. Una volta acquisiti i dati ufficiali dallo studio nazionale sarà possibile attuare un serio programma di prevenzione che è basato su diagnosi collegiali e non su termini equivoci di nessun valore medico quali “burnout, rischi psicosociali, stress lavoro correlato” che non sono diagnosi mediche. Concludo il punto sottolineando che anche la prevenzione ha un costo, a cominciare dalla formazione obbligatoria per legge, che deve rendere edotti gli insegnanti circa i rischi per la loro salute, nonché i diritti e doveri nel tutelarla. Ebbene, signor Ministro, non le sarà sfuggito che il DL 81/08 nelle scuole non è mai stato finanziato con un solo euro, lasciando lettera morta l’indispensabile prevenzione di legge delle malattie professionali e oggi anche l’art. 22 del CCNL Scuola.

Sicurezza alunni e insegnanti
Non passa oramai giorno in cui si annunciano casi di presunti maltrattamenti di alunni da parte delle loro maestre, scatenando l’opinione pubblica in sterili dibattiti sul posizionamento o meno di telecamere nelle aule. La responsabilità dell’incolumità degli alunni rientra di diritto tra le incombenze medico-legali dei dirigenti scolastici. Così è stato per il passato e dovrà essere per il presente e il futuro. Strattonamenti, scappellotti, improperi ed altri sistemi deprecabili, semmai comprovati, sono affrontabili da parte del D.S. senza dover scomodare Forze dell’Ordine, magistrati, avvocati e periti ingolfando ulteriormente il sistema giudiziario. La scuola è ambiente sicuro, assai più delle mura domestiche come ci insegna purtroppo la cronaca e nessuno a essa esterno può scongiurare meglio i maltrattamenti o gli abusi dei mezzi di correzione. Non è altresì tollerabile l’altissimo numero di aggressioni fisiche e verbali di docenti da parte di genitori e/o studenti. Per queste ragioni occorre un immediato tavolo interministeriale MIUR-MGG (Ministero di Grazia e Giustizia) per affrontare con criterio le suddette emergenze. I genitori sporgenti una denuncia per presunti maltrattamenti al figlio devono essere reindirizzati al dirigente scolastico – come avviene nel Regno Unito – che è sempre e comunque primo titolare e responsabile dell’incolumità dell’utenza. Circa le aggressioni ai docenti da parte dell’utenza occorrono invece provvedimenti punitivi rigorosi e d’ufficio, evitando risoluzioni a “tarallucci e vino” o, peggio ancora, con ricorsi a improvvidi encomi istituzionali di circostanza.

Previdenza
Si fa un gran parlare della rivisitazione della riforma Fornero, pur ricadendo nel solito errore di voler riformare le pensioni “al buio” (cioè senza considerare età anagrafica, anzianità di servizio e malattie professionali). Queste ultime invece dipendono direttamente dall’anzianità di servizio che comporta un aumento progressivo dell’altissima usura psicofisica del docente quale principale esponente delle cosiddette helping profession. Di recente è stato riconosciuto psicofisicamente usurante l’insegnamento alla Scuola dell’Infanzia mentre gli studi a disposizione ci confermano che l’usura psicofisica è identica in tutti i livelli d’insegnamento. Se dunque si è compiuto un passo corretto verso le maestre delle “materne”, si è perpetuato un torto nei confronti di tutti gli altri docenti. Nel giro di 20 anni (1992-2012) siamo passati dalle insostenibili baby-pensioni agli intollerabili 67 anni della Monti-Fornero: il tutto – si badi bene – senza un solo controllo della salute della categoria professionale che oggi cade a pezzi. Restare in cattedra oltre i 60 anni, alle condizioni odierne, appare davvero poco compatibile con l’attuale condizione di salute dei docenti, con gli insegnanti più anziani d’Europa e con un corpo docente femminile all’83%. Prorogare un simile sistema di maestre-nonne equivale a calpestare l’art.28 del negletto DL 81/08 che esige la tutela della salute del lavoratore considerando anche le due fondamentali variabili quali il genere e l’età.
Come vede, caro Ministro, pochi punti ma circostanziati e operativi cui spero lei vorrà dare retta e soprattutto seguito.
Da parte mia posso garantirle tutto l’appoggio che riterrà necessario.
Con tanta speranza.
31 Ottobre 2019
Dr. Vittorio Lodolo D’Oria
Medico specialista esperto in malattie professionali degli insegnanti

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